Viterbo - La storia

L'insediamento umano della zona di Viterbo risale all'era paleolitica, in molti siti circostanti sono stati ritrovati strumenti di pietra lavorata che costituiscono una forte testimonianza storica.

Viterbo - il palazzo papale

Il primo nucleo etrusco, Sorrina veteres, era edificato sul colle di San Lorenzo, dove oggi sorgono il Palazzo Papale e la Cattedrale.
Così come era previsto per altri centri etruschi della Tuscia sorti sulle alture tufacee, la parte più elevata dell'abitato, detta acropoli, era isolata da un profondo fossato, che la divideva dal resto della rupe.
I resti più importanti sono datati VI secolo a.C., sono ancora visibili una serie di tombe a camera alle pendici dell'altura.
L'epoca etrusca si concluse con la conquista romana nel 310 a.C. ad opera del console Quinto Fabio Rulliano. La dominazione romana diede vita a nuove colonie fortificate di cives, di cittadini romani, a nuove strade e a lavori di ampliamento di quelle già esistenti. Molta attenzione era data alle coltivazioni, i romani crearono nuovi impianti agricoli e distribuirono le terre tra invasori e comunità etrusche.
Dall'inizio del I secolo a.C, venne concessa la cittadinanza romana agli Etruschi e nel territorio vennero istituiti i Municipi, a cui facevano capo diverse città un tempo etrusche. La costruzione ex novo della via Cassia determinò lo sviluppo di Sorrina, poichè congiungeva Roma all'Etruria centrale e arrivava fino a Firenze.
L'insediamento di maggiori dimensioni in epoca romana era Ferento, che nel corso della storia entrò in rivalità con la vicina Sorrina Nova, la nuova Viterbo.

La caduta dell'impero romano segnò un periodo di forte crisi durante il quale Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi furono autori di numerose invasioni e saccheggi.
La situazione instabile costrinse le popolazioni a rifugiarsi in quella che secoli prima era stata l'originaria sede della Sorrina etrusca, il castrum Herculis, il Colle di San Lorenzo, ossia la città vecchia, la vetus urbs, uno dei nuclei principali della moderna Viterbo.
Bizantini e Longobardi si contesero il territorio e crearono stati autonomi, i Ducati di Spoleto e Benevento.Nel 712 ascese al trono longobardo il re Liutprando che aveva intenzione di estendere il suo Regno con l'annessione dei territori bizantini ed i due Ducati.
Tra le due potenze in gioco si inserì il Papato, che voleva rafforzare il suo potere nella zona andando contro l'impero di Bisanzio. La rottura tra Papato ed Impero, quindi tra il papa Gregorio II e l'imperatore Leone III, fu un'occasione per i Longobardi. Nel 727, mentre i cittadini italici si ribellarono ai governatori bizantini, Liutprando invase i territori bizantini e giunse nel Lazio settentrionale e concesse parte dei territori conquistati alla Chiesa.
Nel 751 il re longobardo Astolfo invase l'Italia settentrionale arrivando a minacciare la stessa Roma, questo provocò una reazione papale molto forte. Papa Zaccaria, per difendere il suo potere, chiese l'intervento ai Franchi governati da Pipino il Breve.
Nel 755 i Longobardi vengono cacciati e tutti i territori riconquistati vengono ceduti al nascente Stato Pontificio. Dopo un'altra parentesi di dominio Longobardo, Viterbo tornò sotto il potere papale. Le vicende papali si legarono alla storia di Viterbo, la città, infatti, fu teatro delle lotte tra due grandi fazioni politiche, ossia i ghibellini, difensori dell'onore dell'Impero ed i guelfi, sostenitori della Chiesa Romana, restando sempre dalla parte della Chiesa e subendo per questo assedi e ripercussioni imperiali.
Nel 1095 le fu attribuito il titolo di Comune libero, con la dotazione di uno statuto ed il nome di Castrum Viterbii, cioè quartiere della città vecchia. In alcuni documenti la data del 1095 risulta essere l'inizio di costruzione delle mura in pietra vulcanica, che durerà fino al 1268, l'anno di realizzazione dell'ultimo tratto.
All'inizio del Duecento Viterbo poteva ospitare fino a 40.000 persone oltre ai suoi abitanti. Nei primi decenni del XIII secolo l'abitato raggiungeva l'altura di San Faustino, inclusa nel circuito delle mura cittadine e popolata dagli abitanti della vicina Ferento, distrutta dai viterbesi nel 1172. Nel 1167 Federico Barbarossa concesse a Viterbo il titolo di città ed il diritto di fregiarsi dell'aquila, simbolo imperiale.
La seconda metà del duecento fu l'epoca più importante per Viterbo, si edificarono nobili palazzi, chiese e fontane dalle forme tipicamente medievali, il nucleo abitato si estese notevolmente e la città fu scelta come sede dai Papi costretti a fuggire dal clima infuocato della capitale.
Nel 1266 San Tommaso d'Aquino predicava ai viterbesi dal pulpito della Chiesa di Santa Maria Nuova. Nel 1271 Viterbo ospitò Carlo I d'Angiò re di Sicilia, Filippo III l'Ardito re di Francia ed il principe Enrico di Cornovaglia, nipote del re d'Inghilterra Enrico III, che fu ucciso durante la Messa nella Chiesa di San Silvestro dai fratelli Montfort.Durante il periodo rinascimentale la famiglia che cambiò l'ambiente politico in Italia, i Farnese, apportarono notevoli migliorie a Viterbo costruendo nuove strade, chiese e monumenti rinascimentali.
Dall'XI secolo in tutta la Tuscia sono rimaste numerose testimonianze dell'opera di questa famiglia. Nel XVII secolo due personalità religiose di grande spessore furono attive a Viterbo, si tratta di Fra' Crispino e Suor Giacinta Marescotti, i cui ritratti sono oggi visibili nel Museo Civico.
Nel 1798 i Francesi arrivarono a Roma e dopo aver deposto papa Pio VI deportato in Francia, permisero ai patrioti romani di fondare la Repubblica Romana.
Viterbo assunse il compito di rifornire le truppe di vettovaglie, le sue ricche coltivazioni e la sua posizione strategica la resero sempre più importante. Con la fine della dominazione francese la città venne annessa al Regno d'Italia.
Nel gennaio 1927 riacquisterà il titolo di capoluogo di provincia. A causa dell'occupazione nazista fu ripetutamente bombardata da parte degli Alleati, poi, finalmente, l'otto giugno 1944 le truppe alleate entrano in Viterbo e la liberarono. La leggenda della Bella Galiana è la più radicata nella cultura popolare viterbese di essa esistono varie versioni.
La vicenda trova le sue origini nel mito della fondazione di Viterbo, secondo cui i troiani, sbarcati sulle coste dell'Alto Lazio dopo la distruzione della città natia si fermarono nella zona e costruirono la città. Una scrofa bianca apparsa loro indicò il punto dove avrebbero dovuto fondare Viterbo, che sarebbe diventato la loro nuova patria.
Dalla fondazione in poi, secondo il volere degli dei, i cittadini avrebbero dovuto dare ogni anno una fanciulla in pasto a questa belva. La giovane era sorteggiata tra le più belle e virtuose della città, veniva poi condotta fuori dalle mura cittadine e incatenata ad un masso. La popolazione assisteva da una certa distanza al rito.
Un anno fu estratta a sorte Galiana la più belle e virtuosa della città. Questo provocò un certo dolore e sgomento nella popolazione, ma il destino le aveva assegnato tale sorte. Sul luogo del sacrificio Galiana era pronta per essere divorata dalla belva, ma un leone, uscito dal bosco, dilaniò con quattro terribili colpi dei suoi artigli la scrofa e ritornò da dove era venuto.
La città per dimostrare la propria riconoscenza istituì l'immagine del leone, con accanto la pelle bianca della scrofa con le quattro macchie rosse delle ferite poste in croce come emblema civico. Nel luogo della liberazione dal sacrificio fu costruita una cappella votiva intitolata alla Madonna della Scrofa, divenuta poi Madonna del Soccorso e sullo stesso masso del sacrificio venne scolpita la scena.
Questo episodio accrebbe la fama della bella Galiana, molti cavalieri arrivarono in città per chiederla in moglie, ma le richieste di matrimonio furono respinte. Un ricco pretendente, dopo essere stato più volte respinto, con l'aiuto dei suoi concittadini mise sotto assedio Viterbo, pretendendo la consegna della ragazza. La città resistette eroicamente, fino a quando il pretendente respinto fu ferito, sul letto di morte chiese di poter vedere Galiana per almeno una volta.
La ragazza si affacciò dalle mura cittadine, ma per ordine del principe, un arciere la trafisse alla gola, dalla ferita sgorgarono sangue e vino. I viterbesi vendicarono la morte di Galiana e decisero di darle degna sepoltura ricavando un sarcofago per lei dal masso del sacrificio. Questo fu posto sulla facciata della chiesa di Sant'Angelo in Spatha.

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